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Sfinire gli arroganti, con stile

28 Agosto 2008  |  in temporeale | Nessun Commento

Si parla molto in questi giorni del bagnetto presidenziale di Fini nell’area protetta di Giannutri, con tanto di scorta dei vigili del fuoco. C’è la vignetta di Rododendro su Macchianera, il lapidario post di Axell, e molti altri.
Leggendo i commenti, incluse alcune sfumature nelle parole di Tozzi, non si può non ravvisare una comprensibile indignazione moralistico-vendicativa data dalla sensazione sempre più chiara e definita di un calcio in faccia alle regole e a noialtri scagliato dai potenti di turno. Ma a ben guardare, mi chiedo se questa indignazione, nel mondo reale (quello fuori da FriendFeed, per intenderci), non faccia altro che alimentare il solito sentimento di pancia del nostro amato popolo: “tu che sei di sinistra ti indigni perchè sei invidioso del suo potere ma beato lui che fa come gli pare magari potessi io parcheggiare la macchina sul marciapiede in pieno centro”.

Sbaglierò, ma sono profondamente convinto del fatto che bisogna farla finita di stracciarci le vesti. Fini ha fatto il bagno nella riserva di Giannutri? Che paghi una bella multa salata consegnatagli in silenzio, senza soddisfazione vendicativa. Il capo dei vigili del fuoco ce l’ha accompagnato? Che venga punito inflessibilmente e secondo legge. E che questo si faccia ogni volta, fino a sfiancare, innervosire, rendere la vita difficile ai potenti, togliendogli il supporto silenzioso di chi li considera dei fortunati privilegiati che si meritano, per la loro furbizia, il diritto di fare quel che fanno.

Nella nostra idignazione è insita la consapevolezza storica dell’intoccabilità di queste figure. Facciamo un passo avanti, smettiamo di battere i piedi per terra e di fare i capricci, e puniamoli senza clamori.

Stanchezza democratica

27 Agosto 2008  |  in temporeale | 1 Commento

Lo ammetto: sono uno di quelli che credeva in Veltroni e nel suo progetto. Ci credevo perchè conosco e ammiro l’uomo, la sua sensibilità, la sua onestà intellettuale. Ci credevo perchè speravo che il nostro paese, smarrito, confuso, stanco, avrebbe capito, e l’avrebbe scelto. Ma questo non è successo, e i numeri hanno dimostrato che non si è trattato di una sconfitta per sommatoria (con la Lega associata al Pdl c’era comunque poco da fare), ma di una sconfitta nel merito. Il paese non ha capito, o non ha voluto, Veltroni. Ancora una volta il paese ha scelto un uomo arrogante, spocchioso, ignorante, furbo, di successo, per rappresentare tutto quello che è, non può non essere, e vorrebbe essere.

Abbiamo insomma toccato con mano che viviamo in un Italia non dissimile da quella del ventennio fascista. Un manipolo numericamente irrisorio di individui ha fatto passi avanti (usa friendfeed, mangia biologico e sushi, legge Palahniuk e si informa con i feed RSS), ma il resto è lì: si lamenta, cerca un cognato di un cugino (o viceversa) per avere un posto fisso, legge Visto, guarda il TG1/2/3/4/5, va in vacanza a ferragosto a Rimini o Ladispoli, oppure compra e vende soldi, è iscritto alla massoneria, va in barca a Porto Cervo, evade le tasse.

Il risultato di questa consapevolezza è un partito (il PD) che, semplicemente, non sa cosa dire, non sa con chi parlare, non sa cosa fare. Il “civilismo”, la proposta politica rigettata dal paese e per definizione non rinnegabile, si è trasformato in una gabbia di stucchevole “buonismo” che rivela ciò che non riesce a nascondere: l’incapacità di prendere posizione sui temi che scalderebbero i cuori raggelati di quel 33% che c’aveva creduto. Lo vedi dalle Feste (come racconta Federico), luoghi freddi e stanchi, e in cerca di identità. Lo senti parlando con la gente al mercato, rassegnata all’inesistenza di un grande partito a cui affidarsi per contrastare la dittatura culturale del pensiero debole. Lo vedi in chi sta guardando a Di Pietro come al salvatore della patria. Lo vedi in me, che per la prima volta da vent’anni mi sento orfano, non tanto di un partito, quanto di un’area di riferimento culturale e di pensiero. E guardo Obama in tv, alla convention democratica, e mi rendo conto di essere disinteressato più che invidioso. Sono stanco. Democraticamente stanco.

La mia Sardegna

19 Agosto 2008  |  in Viaggi | 3 Commenti

Dopo la complicata e per certi versi sfortunata vacanza in Turchia dello scorso anno, quest’anno l’idea era di andare relativamente sul sicuro. Micky aveva già conosciuto la Sardegna e s’era innamorata di alcuni luoghi che avrebbe rivisto volentieri, io invece non c’ero mai stato, reo di averla snobbata per anni ritenendola un posto intasato di villaggi, e di turisti imbecilli. Imbecille io, invece, a non sapere che basta evitare la Costa Smeralda e concentrarsi sul sud ovest per trovare dei veri paradisi.
Ho scritto questo resoconto con l’idea di suggerire un possibile percorso di viaggio ed una serie di “puntelli” sperimentati ed apprezzati, sperando che in alcune zone della Sardegna continui l’impegno a cercare un turismo di qualità con un sistema sostenibile fatto di genuinità e prezzi accessibili, e di una naturale scrematura data dalla difficoltà di avvicinamento a zone certamente impervie e inadatte a pigri vacanzieri.
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RomeCamp2008, famolo sstrano

18 Luglio 2008  |  in vite digitali | 2 Commenti

Invitato da Antonella, supero la recente ritrosia a parlare di robe blogosferico-barcampico-internettiane e dedico un post al RomeCamp2008, che si preannuncia un’evento davvero niente male, e dal quale mi sto già facendo coinvolgere convintamente nonostante i 4 mesi di distanza dal fatidico giorno (anzi due).

Antonio Pavolini ha già anticipato alcune delle riflessioni scaturite da un primo incontro con lui e con Luca Alagna, che nascono da un sentimento comune ben interpretato da Nicola e Vincenzo, ideatori dell’evento: c’è la volontà di sperimentare qualcosa di nuovo per ritrovare la spinta sociale dei primi mitici BarCamp, vista la tendenza recente ad allargare il divario fra il momento social (troppo tramezzin-cazzeggio-total) e il momento “impegnato” (troppo accademic-frontal-dupalle). Come superare questo gap, e (ri)portare la socializzazione nei momenti di circolazione delle idee? C’è bisogno di confronto, ovviamente, ma qualcosa che non siano le domande dal pubblico (ormai raramente polemiche e sanguigne). Io penso (e propongo) che la soluzione sia lavorare sulla formula del talk show, magari non trash come il Jerry Springer, ma sicuramente nemmeno pallosa come le noiosissime tavole rotonde da convegno. Leggi →

E’ dentro di noi.

17 Luglio 2008  |  in Storie | 2 Commenti

Se ci soffermiamo a pensare all’idea di giusto e sbagliato che abbiamo coltivato fin da bambini, ci accorgiamo di percepire questa dicotomia su due livelli distinti: c’è il giusto/sbagliato in senso assoluto, poi c’è il giusto/sbagliato della pratica quotidiana, del sentire istintivo, quasi rassegnato. A differenza dei protestanti e della loro spietata morale interiore, l’italiano cresciuto nel triangolo chiesa, monarchia e mafia ha costruito la sua cultura intorno al concetto di peccato e perdono, esasperando il doppio passo fino alla sovrapposizione. L’equazione finale ci dice che l’italiano medio pontifica sui grandi valori (il giusto e lo sbagliato assoluti), ma è autorizzato a sbagliare perchè dio lo perdonerà, ma solo in misura della sua potenza e ricchezza (il giusto e lo sbagliato del quotidiano).

Ecco perchè, in un solo paese, riusciamo ad accettare l’esistenza di un presidente del consiglio pluri-inquisito che appena eletto fa sfornare una legge per bloccare i suoi processi, la condanna-farsa per le vicende di Bolzaneto, e l’accanimento cattolico nei confronti di Eluana, la donna in coma da 16 anni i cui genitori vorrebbero staccare l’alimentazione forzata. Ma anche un paese in cui l’albanese e il rom sono sporchi e cattivi e vanno puniti “a prescindere”, tranne Elvan che mi imbianca casa e Ana che mi fa le pulizie. Tu potrai anche essere laico, socialista, ateo, ma se guardi in fondo alla tua coscienza, anche tu troverai tracce di questo cancro.

About WOUQ* (aka Biccio)

Tecnofissato e luddista, incoerente, dispersivo e anche un po' rompicoglioni, pensa che dietro ogni cosa ed ogni persona ci sia una storia da raccontare. Bisogna solo trovarla. Ed è la cosa più difficile del mondo.

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20/08/2008
Bilanci appesi al muro

… e poi passo una sera immerso in un silenzio arredato da un film di spie, da fusa di gatte e dallo sfrigolio leggero del ghiaccio in un gin tonic, e i pensieri si incolonnano in un equazione spontanea che mi costringe a tracciare una linea con una mano malferma. Ed eccomi qui, a sommare [...]

23/05/2008
Le Gallerie!

Che cos’è che ci impedisce di usare il telefono per quasi due ore? Una catastrofe nucleare? Un blackout elettrico, o di telecomunicazioni? No, le GALLERIE.

16/05/2008
Alla fine riaprì il blog

Lo apro, lo chiudo, gli cambio nome, lo riapro, lo richiudo. Alla fine io, il mio blog, lo amo!


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